Partecipanti di quest’anno: Ada Arduini, Carla Palmieri, Caterina Barboni, Caterina Sinibaldi, Francesca Novajra, Gioia Guerzoni, Giovanna Scocchera, Giovanni Zucca, Leonardo Marcello Pignataro, Luca Guerneri, Lucia Olivieri, Paola Ghigo, Rossella Bernascone, Stefano Zolli.
Quest’anno Carter ha battuto molti sentieri nuovi: nuovo spazio, nuovo nome, nuovi panorami, nuovi compagni di viaggio (ma sono tornati anche alcuni Carter-veterani, perché i punti fermi servono), nuova formula (al timone la sola Rossella Bernascone, una e trina nelle vesti di traduttrice, teorica della traduzione e studiosa di psicosintesi). Ma soprattutto abbiamo azzardato un esperimento trans-linguistico: tradurre una traduzione, alla presenza di autore e traduttore.
Caryl Lewis è arrivata a Carter insieme alla sua traduttrice Gwen Davies con grandissima fiducia, senza sapere esattamente cosa aspettarsi dal seminario, quasi incredula dell’informalità a cui sono improntati i lavori dei nostri fine settimana. Durante gli incontri, abbiamo scoperto che per il romanzo di cui avevamo affrontato due capitoli Gwen aveva svolto un ruolo molto più invasivo e meno “invisibile” di quanto ci si aspetterebbe da un traduttore nella sua declinazione italiana. Gwen aveva tradotto ma anche marcatamente editato il testo, cercando così di rendere la traduzione inglese di Y Gemydd più appetibile e comprensibile al pubblico britannico e anglofono. I partecipanti a Carter hanno così avuto l’opportunità di mettere in luce, con l’aiuto di Caryl e Gwen, le diverse stratificazioni del testo e di confrontarsi con una traduttrice che non aveva semplicemente traghettato il testo nella lingua inglese, ma che l’aveva modellato e limato in base alla sua esperienza di editore ed editor presso diverse case editrici e riviste letterarie: un’esperienza che le ha insegnato ad asciugare i testi e a non considerare intoccabili le pagine degli scrittori, con cui invece cerca di stabilire un rapporto costruttivo e dialogico. Questo è stato molto chiaro nella dinamica che ha stabilito con Caryl durante i nostri incontri: in un continuo scambio di opinioni, di sguardi d’intesa e di cenni d’assenso Caryl e Gwen ci sono apparse sullo stesso piano, dal punto di vista autoriale, impegnate in una collaborazione letteraria molto stretta e personale. Ci siamo resi conto che il lavoro di revisione sul testo di partenza è stato complesso, articolato e denso di scelte difficili, quanto lo è generalmente il lavoro di traduzione che in qualità di professionisti affrontiamo sul testo.
Probabilmente siamo stati fortunati: non tutti i traduttori hanno la possibilità di costruire un rapporto così stretto e fruttuoso con l’autore, anzi, sono davvero pochissimi quelli che ci riescono; ma forse è un ulteriore esempio di quanto la collaborazione tra modi di sentire, di pensare – e di scrivere – affini, possa davvero arricchire il testo. Un moto circolare che va dall’autore al testo, dal testo al traduttore, dal traduttore all’autore, e infine dal traduttore al testo finale. La parola, dopo questo lungo percorso mentale, si siede sul foglio. Più bella, più adatta, più “comoda”. Grazie alle persone che l’hanno fatta viaggiare. Proprio come succede tutti gli anni chez Carter.







Grazie Ada,
grazie mille per il dono della sintesi con cui hai raccontato tre giorni tanto intensi e pieni di belle cose. Quest’anno, nelle lezioni di traduzione editoriale a Forlì, non ho potuto fare a meno di trasmettere un pezzo di Carter agli studenti: è, è stata e mi auguro continuerà a essere un’esperienza impagabile, perché dopo 363 giorni di silenzio sul proprio lavoro (niente editor che ti facciano i complimenti o le pulci, niente recensioni su giornali o riviste, a volte neanche uno straccio di nome o iniziali che svelino la nostra esistenza) ci regaliamo 3 giorni di assordante ricchezza.
Giovanna
p.s. Quando ai miei studenti ho mostrato la copia di lavoro courtesy of LMP, ho precisato che non tutti i traduttori procedono in quel modo, solo i più ganzi! (perdonate il toscanismo)
cara Gio
grazie mille. Abbiamo sondato le opportunità di fare un secondo appuntamento annuale… ma è difficile. Così cerchiamo di continuare a lavorare su Carter durante l’anno scrivendo qualche post o spedendo qualche proposta di pubblicazione dei nostri autori agli editori italiani. (A proposito, il post di cui sopra non è solo opera mia, ma anche di Gioia!) Ogni contributo (ma tu lo sai, perché in questo sei già stata generosa) è benvenuto! un abbraccio
bellissimo intervento, sono d’accordo. poi forse bisognerebbe pensare a un libriccino che raccolga le nostre considerazioni, anche quelle postume: a me capita spesso di pensare a come ognuno dei carteriani risolverebbe un certo passaggio, come sarebbe la mia traduzione se dovessi consegnarla a uno di voi e non a feltrinelli.
@giò: suvvia, i carteriani sono tutti “ganzi”, a prescindere.
tre giorni di assordante ricchezza è la definizione esatta, brava!
@ paola: magari! ma io e Joy abbiamo bisogno di una mano per mettere insieme queste cose… come dicevo, contributi e idee are welcome!
un abbraccio
care,
contento dell’esperienza – così ben riassunta nel post by ada&gioia – non vedo l’ora di ripeterla; che posso dire? per me c’è stato solo da imparare, capire che è una strada ricca di soddisfazioni interiori quanto avara di quelle esteriori, che è un confronto continuo tra se stessi e il mondo – non solo editoriale…
suona banale un grazie?
giovanni
ah, vi propongo anche un acronimo, nel caso voleste ampliare l’attività
CARTER: Centro Addestramento Redattori Traduttori Editor & Revisori
ps – e se pensate di tagliarmi fuori da Carter 2011, be’, ricordatevi di “mister” Carter…
)))))))
Voto per l’acronimo! Fantastico!
grazie a te Ada che hai saputo restituirci il lavoro e le emozioni di questi splendidi tre giorni.
Come vi dicevo Carter è un po’ come Natale, lo aspetti tutto l’anno.
buon Carter a tutti.
Francesca