Hanno partecipato a Mrs Carter:
Anna Airoldi, piemontese, si è laureata a pieni voti in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Milano. Ha cominciato a occuparsi di editing e traduzione editoriale nel 2002, dopo molti viaggi, molte letture, un Master presso la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e un corso di specializzazione alla Columbia University di New York. Traduce dall’inglese e dalle lingue scandinave (svedese e norvegese). Al momento vive e lavora sulle colline del lago Maggiore, in una casa luminosa e piena di libri. Ama il mare, i deserti e il tè con i biscotti. Detesta la fretta, l’approssimazione e alzarsi presto.
Anna Airoldi, born and raised in Piedmont, graduated summa cum laude from the University of Milan. After much travelling and reading, she started working as a freelance editor, translator and publishing consultant in 2002, following a Master at the Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori and the renowned Columbia Publishing Course. Anna translates from English, Swedish and Norwegian. She currently lives and works on the hills of Lake Maggiore, in a house full of light and books. She likes the sea, deserts and afternoon teas. She loathes haste, carelessness and getting up early.
Dopo una laurea in lingue e letterature straniere, un master in traduzione letteraria dall’inglese a Venezia – Cà Foscari e il master in traduzione letteraria per l’editoria “Tradurre la letteratura” alla Scuola San Pellegrino di Misano Adriatico, nel 1998 ha iniziato a tradurre guide turistiche e biografie di musicisti rock e nel 2000 a tradurre narrativa e autori come Maeve Brennan, Colm Tóibín, Catherine Dunne, Kate Atkinson, Bryher, Charles Simmons, Jessica Mitford, Maggie O’Farrell, Sigrid Nunez, Edith Templeton, Alain De Botton, Jim Crace per Einaudi, Guanda, Rizzoli, Neri Pozza, ISBN, Il Saggiatore, Fazi. Dal 2004 insieme a Gioia Guerzoni organizza i seminari di (Mrs) Carter. Lavora come volontaria presso Interzona, un centro culturale indipendente della sua città, dove è delegata presso la rete di centri culturali indipendenti europei Trans Europe Halles. Legge e parla inglese e francese e sta faticosamente tentando di imparare il tedesco. Ha un cane, Drago.
Caterina Barboni (2006, 2007, 2008, 2010)
Sono nata a Verona, ma da anni vivo tra Milano e Firenze per seguire affetti e lavoro: un’attività nella comunicazione culturale (teatro d’opera, beni culturali e arte contemporanea) e una passione per la traduzione letteraria, riemersa di recente, e con una certa prepotenza, grazie anche agli incontri felici e alle esperienze preziose che mi ha regalato chi da tempo ruota attorno a ‘Mrs Carter’. In questi ultimi anni ho collaborato con diverse case editrici, traducendo narrativa dall’inglese e poesia dal tedesco.
Rossella Bernascone ha cominciato a tradurre a 22 anni, insieme alla sua amica del cuore e a un manipolo di studenti di americanistica, su sollecitazione della maestra Barbara Lanati che aveva gettato tra le mani entusiaste, imprudenti e maldestre di quei ventenni il corpo poetico di Amy Lowell. Ha inseguito la traduzione in Nord America e in Europa, benedetta dal fatto che in Italia in quegli anni nasceva l’embrione dell’interesse per la traduzione letteraria (ama chiamarla così anche se ora è più politicamente corretto definirla editoriale). Ha scritto un libro, ora introvabile, dedicato a Walter Benjamin; insegnato la teoria e la pratica della traduzione per una ventina d’anni o qualcosa di più; tradotto, coi ritmi lenti dei begli anni in cui era cresciuta, una cinquantina di libri (http://holynow.wordpress.com/traduzioni-2/), e grazie al Premio Grinzane Cavour e al suo scomodo (ex) patron per quattro o cinque anni ha potuto lavorare sulla traduzione da angolature insperate.
Un mattino, dopo giorni e giorni in cui cercava di trovare l’uso migliore per un fondo europeo a favore dei traduttori, davanti a una tazza di tè in uno dei pochi bar brutti nel centro di Torino, si è immaginata un autore (di successo), insieme a 3 suoi traduttori ufficiali (un tedesco misconosciuto, un inglese direttore del centro nazionale della traduzione letteraria, un’italiana che avrebbe contribuito a fare la storia degli incontri sulla traduzione) e a 3 gruppi di giovani traduttori o aspiranti tali, tutti presi a lavorare intorno al medesimo testo. L’idea è piaciuta, e non solo a Torino, Italy. A volte fatica lei stessa a riconoscersene la maternità, ma sa che le buone idee ruotano nell’empireo e basta trovare il momento giusto (e gli appoggi giusti) per tirarle giù.
Di quegli anni le rimangono ricordi di fatiche immani e di incontri indimenticabili, e la scoperta della passione per la traduzione consecutiva. D’altronde di passioni la nostra amica è assai prodiga, ma tutte convergono in un punto: farsi ponte per servire. Di timori invece è avara, ma non riesce a dissimulare una certa preoccupazione quando, ventriloqua di se stessa, comincia a parlare di sé in terza persona.
Antonio Bibbò è napoletano dovunque si trovi. Nei cinque anni passati a Roma come pure in questo momento, a Galway, in Irlanda, dove insegna italiano e (si) traduce quasi ogni giorno, tra una domanda per un post-doc e l’altra. Il dottorato l’ha finito nel 2009, all’Università dell’Aquila, 15 giorni dopo il terremoto, in una tenda della protezione civile, sulla quale poi, a metà discussione, ha cominciato anche a piovere. La tesi era sui romanzi corali (insomma, senza protagonista) del modernismo (in particolare Joyce, Dos Passos, Woolf e un manipolo disordinato di francesi) e ora questa stessa tesi sta cercando di diventare un libro. Ha cominciato a tradurre nel 2008 con un meraviglioso racconto di Jean Echenoz, che, nonostante tutto, rimane uno dei suoi autori preferiti. Gli fanno compagnia i tre della tesi e almeno, al momento, Tommaso Pincio, Raymond Queneau e Flann O’Brien, che spera prima o poi di riuscire a tradurre. A parte Pincio, vabbè. Nel 2008 e 2009 ha seguito i seminari sulla traduzione di Riccardo Duranti e, nel 2009, ha frequentato il Master di traduzione dell’Università di Pisa: così si è innamorato della Toscana e, ancora di più, della traduzione. Al momento traduce perlopiù vampiri, streghe e fratelli di divi cinematografici con aspirazioni letterarie. Ha tradotto anche programmi televisivi, sovratitoli teatrali, articoli accademici e altro. Spesso è stato anche pagato. Dal 2004 scrive saltuariamente per il Mucchio Selvaggio, soprattutto di cinema e letteratura. Non è bravissimo a presentarsi e, soprattutto, si scusa di essere così clamorosamente in ritardo.
Nasce a Udine-Udine da due alieni: padre pilota di volo acrobatico, madre maga umanoide. Studi classici alleggeriti da incursioni nella danza e nell’atletica, gareggia nei cento metri e nella staffetta. Nel 1987 raggiunge a Venezia la sorella artista-architetto e s’iscrive a Lingue e Letterature Straniere. Dopo aver frequentato un corso intensivo sul metodo Stanislawsky, decide di abbandonare definitivamente la recitazione. Studia un anno all’UCD di Dublino, dove impara ad ordinare al pub due pinte in gaelico. Dopo la laurea nel 1995 si trasferisce a Londra. Lavora come educatrice, assistente alle vendite in una libreria specializzata in thrillers, segretaria di produzione (DK e Penguin). Frequenta le lezioni per il Diploma in Translation all’University of Westminster. Nel 2002 rientra in Italia per seguire un master in traduzione letteraria dall’inglese a Ca’ Foscari. Ha tradotto testi nel campo dell’architettura e dell’arte, jingle televisivi, brevi racconti e poesie di scrittori canadesi (Gary Geddes, Elise Levine). In attesa di tradurre il nuovo romanzo della Levine, ha lavorato come croupier in Grecia.
Alessandra Consolaro, metà letterata e metà storica (e forse metà lucertola!) insegna Lingua e Letteratura Hindi presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Torino, dove svolge il suo lavoro di ricerca presso il dipartimento di Orientalistica. Laureata in sanscrito (Università degli Studi di Milano) e in hindi (Università degli Studi di Torino), ha conseguito il dottorato in Storia, Istituzioni e Relazioni Internazionali dei Paesi Extraeuropei (Università di Pisa) e, grazie a una borsa di studio Fulbright, ha studiato presso la School of International Studies della University of Washington (Seattle). Nell’ambito della sua ricerca rientrano la storia dell’Asia meridionale con particolare riferimento al Novecento e ai processi di nazionalismo e decolonizzazione; la teoria coloniale e postcoloniale; i rapporti tra il movimento nazionalista indiano, la lingua hindi standard e la letteratura hindi moderna. Traduce da hindi e inglese. Vive sulle sponde del lago Maggiore, in una casa piena di musica e di libri.
Insegnante e traduttrice, un po’ per necessità, un po’ per equilibrare la necessità di solitudine e quella di stare con gli altri. Ho iniziato con le traduzioni per il cinema e la televisione: il mitico Beverly Hills 90210, ma anche tante altre serie e lungometraggi (Ben Hur, Gentlemen prefer blondes, Jakob the Liar, One Hour Photo, Random hearts, The bone collector), e poi sono entrata nel mondo dell’editoria, sempre per una questione di equilibrio: alternare traduzioni con tempi lunghi a quelle da svolgere in pochi giorni (o ore). L’esperienza più bella, raccontata nel libro Il mestiere di riflettere (Azimut, a cura di Chiara Manfrinato), è stata tradurre Sindiwe Magona (Da madre a madre e Push push e altre storie). Tra gli altri libri tradotti: London. Appunti da una metropoli di Will Self.
Annalisa Di Liddo si è laureata in Lingue all’Università degli Studi di Milano, dove ha anche conseguito il dottorato in Anglistica con una tesi sui graphic novels di Alan Moore. Dopo alcuni anni di precariato accademico trascorsi insegnando a Milano, Como e Trento e saltabeccando tra il Canada e gli Stati Uniti a suon di borse di studio, ha deciso di tradurre a tempo pieno: romanzi (Angela Carter, Arthur Machen, Doris Lessing…) e narrativa per ragazzi (Michael de Larrabeiti, Joe Donnelly) ma anche testi tecnici, soggetti e sceneggiature, soprattutto in collaborazione con il regista Andrea Caccia. Non ha abbandonato del tutto la ricerca e quando le riesce pubblica qualche saggio sui tanti amati fumetti. Vive a Milano insieme a un compagno e a un cane un po’ zoppo con cui spera, in futuro, di poter fuggire in un luogo con piú biciclette e meno suv.
Ha conseguito laurea e dottorato in Fisica teorica alla Sapienza di Roma. Dopo alcuni postdoc ha lasciato la ricerca per dedicarsi alla traduzione. Finora ha tradotto saggi scientifici divulgativi di fisica e matematica, soprattutto per Zanichelli, e un romanzo per E/O. Attualmente vive a Parigi.
Sono traduttrice a tempo pieno (quando va bene…) da tre anni, mamma di Marcello da due. Sono romana, ma vivo a Bologna da quasi un decennio. Ho studiato Lingue e Letterature Straniere alla Sapienza di Roma, e mi sono laureata in Letteratura tedesca. Ho svolto diversi lavori coltivando sempre a margine l’aspirazione a tradurre. Nel 2007 ho seguito il corso “Tradurre la Letteratura”, a Misano Adriatico, e lì ho conosciuto Giovanna Scocchera, grazie alla quale e con la quale ho tradotto i primi libri. Oggi traduco dall’inglese e svolgo attività di lettura per Fazi, Elliot e Rizzoli.
Paola ha iniziato a lavorare per l’editoria nel 1994 con una raccolta di racconti di vari autori e si è laureata in letteratura americana con Barbara Lanati traducendo le prime due novelle di Chimera di John Barth. Ha collaborato con diverse case editrici, soprattutto su testi di saggistica. Oggi lavora prevalentemente su testi scolastici, ma non ha ancora deciso che cosa le piace di più. La sua mania è scovare autori angloamericani che nessuno prende in considerazione. Il suo sogno sarebbe tradurre The Runaway Soul di Harold Brodkey. Vive a Torino con il marito violista e il figlio piccolo, a cui ha trasmesso la passione per la letteratura. Al figlio grande, invece, interessa solo la musica: era stufo di stare in una casa con più di tremila libri e se n’è andato a vivere in un altro appartamento.
Elvira Grassi è nata ad Ancona ma da diversi anni vive e lavora a Roma.
Ha uno studio editoriale, Oblique Studio (www.oblique.it), che offre servizi di consulenza a numerose case editrici e che cura tutta la narrativa dell’editore Nutrimenti.
Dopo aver tradotto testi di saggistica e manuali universitari, da un paio di anni traduce narrativa dall’inglese e dal tedesco.
Luca è nato a Ferrara nel 1967 ma vive e lavora a Forlì come insegnante di inglese. Si è laureato in lingua e letteratura inglese presso l’Università di Bologna discutendo una tesi di laurea sulla poetica di Seamus Heaney dopo avere trascorso l’ultimo anno accademico presso la University College di Galway in Irlanda.
Nel 1994 lavora come redattore presso la casa editrice Guaraldi di Rimini e comincia a tradurre i suoi primi testi narrativi per la collana Ennesima (classici ritradotti da giovani traduttori – under 30) e in particolare cura Gente di Dublino di Joyce, Viaggio Sentimentale di Laurence Sterne, L’amante di Lady Chatterley di D. H. Lawrence e Il Dialogo sopra i Massimi Sistemi di G. Galilei. Traduce inoltre un volume dedicato al cinema di Federico Fellini.
Nel 1998 comincia la sua collaborazione con la casa editrice Mondadori per la quale traduce una serie di testi inediti di Jack Kerouac: Vecchio Angelo Mezzanotte, Bella Bionda e Altre Storie, Diario di uno Scrittore Affamato oltre a diverse altre opere di saggistica. In quegli anni recensisce in video per i canali satellitari di RAI SAT alcuni volumi di narrativa contemporanea inglese e americana all’interno del Magazine “Radici” (tra gli altri Patricia Highsmith, Ian McEwan, John McGahern, Saul Bellow) e collabora come lettore editoriale per la casa editrice Ponte alle Grazie di Milano.
Si occupa da più di dieci anni di poesia contemporanea (in) inglese e di traduzione. Nell’ambito della sua collaborazione con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna lavora per promuovere e organizzare uno scambio-incontro tra poeti inglesi e italiani con letture e seminari a Oxford, Londra e Bologna. In quell’occasione cura con Roberto Galaverni un numero di Poetry in Translation dedicato alla poesia italiana e collabora alla realizzazione della parte dedicata alla poesia italiana del volume 89 della Poetry Review- N°2 Summer 1999.
Ha tenuto per diversi anni (1999 – 2002) il corso di traduzione poetica dall’inglese presso il Master in Traduzione Letteraria organizzato dal Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna con il quale ha collaborato con lezioni sulla poesia inglese contemporanea. Ha tenuto, inoltre, alcuni seminari di traduzione poetica presso il corso “Tradurre letteratura” organizzato dalla Scuola Traduttori e Interpreti di Misano Adriatico.
Nel 2001 per la collana de Lo Specchio di Mondadori ha tradotto il volume di Poesie di Simon Armitage (di cui ha tradotto per Guanda anche il romanzo L’omino verde); per quanto riguarda Seamus Heaney, ha collaborato con Roberto Mussapi alla traduzione di The Spirit Level e nel 2003 ha curato e tradotto Electric Light e il recente volume District and Circle pubblicato a giugno 2009. Nel 2008 ha curato e tradotto il volume di Poesie di Paul Muldoon (Lo Specchio Mondadori). Attualmente sta lavorando alla seconda versione de L’Amante di Lady Chatterley per Donzelli, editore per il quale nel 2003 ha tradotto (con Antonella Anedda) Chiodi di cielo di Jamie McKendrick.
Ha, inoltre, collaborato con interventi critici e traduzioni per diverse riviste (Clandestino, In Forma di Parole, Nuovi Argomenti, Semicerchio, Panta, Poesia, Almanacco dello Specchio). Ha partecipato a numerosi incontri sulla traduzione, convegni, presentazioni di autori per, tra gli altri, il Festival di Letteratura di Mantova, il Salone del libro di Torino, il Festival di poesia di Modena.
Gioia Guerzoni vive a Milano un po’ per caso, lavora come traduttrice letteraria a tempo pieno da quasi quindici anni e da non molto traduce solo quello che le piace; ultimamente Paula Fox, Siri Hustvedt, Colm Toíbín, Willy Vlautin, Cynan Jones e Rachel Trezise, oltre a vari autori indiani tra cui Lavanya Sankaran e Altaf Tyrewala. Tradurre le permette di coltivare un’altra grande passione, quella dei viaggi – o meglio lunghe permanenze all’estero con il portatile in spalla. Dall’ultimo soggiorno nel subcontinente sono nate un’antologia di autori indiani e una collaborazione come consulente per le letterature del sudest asiatico.
Gioia Guerzoni lives in Turin, Italy, and has been translating fiction, mainly from English into Italian, for the past fifteen years. She has worked on American and British authors – Walter Mosley, Donald Westlake, Jonathan Lethem and more recently Siri Hustvedt, Paula Fox, Colm Tóibín – as well as on several Indian writers, like Lavanya Sankaran, Altaf Tyrewala, Tishani Doshi, Kiran Nagarkar, Amruta Patil. The latter she has grown to know and appreciate through her extensive travels in the subcontinent, always with her laptop. She works as a freelance scout – mostly on Indian literature – for several Italian publishers and occasionally writes for Italian and Indian magazines. In 2008 she edited and translated India, an anthology of fiction, non-fiction and graphic short stories by new Indian writers (Tishani Doshi, Annie Zaidi, Palash K. Mehrotra, Sarnath Banerjee and many others) for ISBN publisher. India has been published in 2009 in India by Tranquebar, an imprint of Westland Ltd.
Genovese di nascita, ha vissuto a lungo a Milano, e ora risiede in Toscana da diversi anni. Si è laureata in Letteratura Anglo-americana all’università di Venezia, con la tesi “The True Adventures of Huckleberry Finn by John Seelye: an example of imitative critifiction”. Graduate student alla University of Southern California di Los Angeles, ha lavorato come Teaching Assistant nel English Department. Rientrata in Italia, e concluso il Dottorato di ricerca in Anglistica con la tesi “Louis Zukofsky’s Poetry between 1928 and 1940”, ha iniziato a collaborare a diverse testate. Ha scritto per Il Secolo XIX, Campus, Class, Glamour, Grazia e Marie Claire, articoli di attualità, costume e psicologia. È stata redattore attualità a Io Donna, caposervizio a Cosmopolitan. Attualmente collabora con Velvet/La Repubblica. In oltre 20 anni di attività, ha intervistato soprattutto scrittrici/ori. Giornalista professionista dal 1995, oggi opera come freelance. Dal 2000 segue, come stampa, il Festivaletteratura di Mantova. Ha tradotto articoli scientifici per l’Enciclopedia Treccani. In ambito letterario, romanzi inglesi e angloamericani per Mondadori, Einaudi, Baldini Castoldi Dalai e Tropea. Tra gli autori ricorda Stephen Amidon, Tom Wolfe, Laurie Lansens, Mark Mills, Rose Tremain, Thomas McGuane e Annalena McAfee. Una sola esperienza poetica (a quattro mani) per Lietocolle con la traduzione di Migritude di Shailja Patel. Dal 2008 conduce gli incontri della rassegna “Donna anima e corpo”, ideata dall’imprenditrice Margherita Dogliani nel Biscottificio Piemonte (www.dogliani.net/ ), che sorge a Carrara, in mezzo alle segherie del marmo.
Francesca Novajra (2007, 2008, 2010)
Quarantatré anni. Dopo gli studi in traduzione alla scuola per interpreti e traduttori di Ginevra e in interpretariato a Trieste e diversi soggiorni a Lisbona per imparare il portoghese, lavora otto anni in editoria prima come responsabile coedizioni in uno stabilimento grafico, poi nella redazione di una casa editrice per ragazzi. Dal 2003 si dedica a tempo pieno alla traduzione di narrativa e saggistica dall’inglese e dal francese per editori e giornali fra i quali Mondadori, Neri Pozza, ISBN, Contrasto, Skira, Corraini, il Domenicale del Sole 24 Ore e Domus. Di natura irrimediabilmente girovaga, al momento vive a Udine. Ha due bimbi.
45 anni vissuti in giro per l’Italia (oggi le mie città sono Milano e Salerno, dopo Rimini, dove sono nata, e Bologna) e l’India (dove ho trascorso otto anni tra Tamil Nadu e Kerala). E se in un certo senso vivo viaggiando, anche la passione per le parole è per me un modo di viaggiare: mi pare che leggere, e ancor più tradurre, porti ad addentrarsi in un mondo, per scoprirne la luce, i colori, il fascino segreto, gli angoli più remoti. E così, traducendo (soprattutto per Fazi editore, ma anche Rizzoli, in passato, e ISBN, con Ada Arduini) ho conosciuto l’Irlanda di Dermot Bolger e di Mc Liam Wilson, di Jennifer Johnston e di Neil Jordan, l’America di Myla Goldberg e di David Denby, e l’India magica di Anuradha Majumdhar, ma anche gli universi fantastici di Jonathan Carroll e di Martin Millar e l’Asia intima e visionaria di Frederic Prokosch.
Carla Palmieri (2006, 2007, 2008, 2010)
Carla vive a Torino con un marito, tre figli e un cane. Traduce da così tanto tempo che ormai è quasi certa di non saper fare molto altro. Ha cominciato nell’ultimo decennio del secolo scorso traducendo saggistica di ambito economico e sociologico; dopo una fase di latenza è tornata in pista con altra saggistica, e da qualche anno è finalmente approdata alla narrativa. Al momento, la traduzione di cui va più orgogliosa è Union Atlantic di Adam Haslett. Negli ultimi tempi si è occupata anche della revisione di traduzioni altrui.
Sono nata mezzo secolo fa sulle rive di un lago del nord, ma sono segno d’acqua e non ho radici. Sono presto migrante, resto un po’ e poi me ne vado, tra le colline piemontesi, le brume di Londra, i carrubi di Sicilia, le mucche d’Olanda. Mi accompagnano i libri, la musica per pianoforte, l’interesse per ciò che è inquieto e non si conforma. Un tempo ero pellegrina, o amanuense. Amo le camminate, la mia bicicletta, i gatti, la birra trappista. Mi sento a casa fra tutto ciò che è lettura, scrittura, letteratura. Coltivo le parole perché siano belle e giuste e dicano la storia, la traduzione perché è ponte fra diversi. Mi identifico con lo straniero e con chi, a volte, non ce la fa. Ora sono in Toscana, insegno ai bambini e traduco dell’India.
è nato a Roma, dove vive. Per anni si è occupato soprattutto di teatro. Traduce dal portoghese, dall’inglese e dal francese. Dal 2005 collabora come traduttore e revisore con case editrici piccole e medie. Tiene regolarmente seminari e laboratori di traduzione. Tra il 2009 e il 2011 ha curato il laboratorio di traduzione per il corso di Lingua e traduzione portoghese e brasiliana dell’università della Tuscia. È la voce italiana di Dulce Maria Cardoso e Philippe Djian. Fra gli altri ha tradotto Pepetela, Mia Couto, Mark Dunn, Luandino Vieira, Ndumiso Ngcobo.
Irene Abigail Piccinini (2007)
Dopo una laurea e un dottorato in filosofia ai confini con la storia del pensiero ebraico, ha scoperto che tradurre ben si concilia con la sua vita un po’ nomade: le piace lavorare cambiando panorama fuori dalla finestra. Traduce in prevalenza narrativa e saggistica divulgativa dall’inglese (tra gli altri John Banville, Jonathan Safran Foer, Sue Miller, Curt Leviant) e dal tedesco (Ferdinand von Schirach). Dopo alcuni anni vissuti tra Torino e Glasgow, si è di recente trasferita con marito e figlia a Lecce.
Leonardo Marcello Pignataro (2010)
Leonardo Marcello Pignataro (Ellemmeppì) – lucano d’origine, campano d’imposizione, romano d’adozione -, traduce da oltre 25 anni per caso, ma con determinazione capricornina ha fatto propria la missione di dimostrare che “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum” è solo una leggenda metropolitana. Dopo esser vissuto in Inghilterra e Russia – dandosi involontariamente all’importazione di pulci e scarafaggi sovietici -, aver insegnato italiano L2 dribblando adolescenti brufolosi, pii (?!) sacerdoti e materne suore -, aver tradotto per agenzie, riviste e quotidiani, di mistica e petroli, di geopolitica e mutande perfette, di grandi motori e motociclette – senza peraltro essere mai montato su una, ma, dopotutto, anche senza aver mai avuto estasi mistiche “chimicamente non indotte” -, e, per televisioni e società di doppiaggio, di comete assassine e assassini nazisti, di surfisti strafatti e ipnotisti coatti, di piccoli geni immaginari e reali marajah gay in incognito, alle soglie dei cinquant’anni ha deciso di vedere come si sta su un colophon, pur continuando nella necessaria – per la sopravvivenza – attività di glamourizzare interviste a celebrità depresse e di deprimersi mensilmente con i discorsi papali. Così, potendo vantare di aver seppellito due relatori e averne mandato un terzo in pensione, ha finalmente scritto la conclusione dell’annosa tesi – la versione di un “pasticcio” di prosa e poesia del XIX secolo -, si è iscritto al Master in traduzione di testi inglesi post-coloniali dell’università di Pisa e si è recentemente rovinato con le proprie mani accettando di tradurre Fitzgerald (Feltrinelli), Naipaul (Adelphi) e altri. Ellemmeppì vive a Trastevere, dove trascorre il poco tempo che la traduzione lascia alle sue giornate provando nuove ricette e la pazienza del compagno, mandando avanti una florida fattoria su Facebook e impicciandosi degli affari degli altri trasteverini.
Piemontese naturalizzata toscana, vive e lavora a Firenze come traduttrice di narrativa dall’inglese per vari editori. Laureata in lingue, per anni si è guadagnata da vivere facendo tutt’altro e traducendo negli orari più improbabili. Dal 2004 ha lasciato perdere il tutt’altro ed è entrata a far parte della specie protetta e a perenne rischio di estinzione dei traduttori editoriali a tempo pieno, continuando peraltro a tradurre (anche) negli orari più improbabili. Tra gli autori tradotti: Lionel Shriver, Marlene van Niekerk, Elif Shafak, Stephen Kelman, Chris Abani, Andrea Levy; elenco completo qui.
Nata a Roma, abita a Firenze e vive in un tempo personale. Per gli altri, sempre di corsa.
I libri sono stati le prime bambole e i primi soldatini, messi in riga o alla rinfusa dovunque capitasse. Ha però iniziato a tradurre quando sotto un albero un salesiano in Germania le chiese perché leggesse anche quando avrebbe potuto riposarsi nelle pause del corso che stavano frequentando: fu lui a darle il primo incarico… e a farle capire che non avrebbe mai avuto orari normali!
Laureata in Lingue sotto la cupola del Brunelleschi, ha tradotto romanzi per lo più dall’inglese (David Baddiel, Ravi Shankar Etteth, Christopher Reich, Tom Clancy), con rari (purtroppo) prestiti alla lingua tedesca. Saltuarie, ma gradite, le incursioni nella narrativa per ragazzi (Superbrividi di Mondadori, Rizzoli) e nella saggistica, scientifica e di filosofia orientale.
Il suo domani… è in costruzione.
Giovanna Scocchera (2004, 2006, 2007, 2008, 2010)
Sono nata ad Ancona, dove vivo e lavoro. Dopo una laurea in lingue e tre intensi anni di studio e lavoro a Londra, a un certo punto devo aver pensato che leggere l’inglese e pretendere di saperlo tradurre in italiano poteva essere la mia strada e allora, nell’ordine, ho frequentato un Master in traduzione alla Università di Westminster, una delle prime edizioni del corso “Tradurre la letteratura” a Misano Adriatico, la Summer School of Literary Translation a Norwich, tre edizioni dei seminari di Mrs Carter e ho partecipato a tavole rotonde, workshop, seminari ecc., tutte le volte che i miei figli si sono messi una mano sulla coscienza e hanno deciso di non ammalarsi.
Traduco dall’inglese da una decina d’anni per Fazi, Rizzoli, Neri Pozza, Einaudi, Mondadori e lavoro come revisora esterna per Einaudi. Dopo dieci anni di insegnamento nei laboratori di “Tradurre la letteratura”, da quattro anni sono titolare del modulo di traduzione editoriale presso la SSLMIT di Forlì. Avendo beneficiato in passato della stima e della fiducia di colleghe e amiche traduttrici, è un dovere e un piacere trasmettere la mia passione e il mio mestiere agli studenti, molti dei quali sono diventati bravi traduttori e amici sinceri. Dal 2008 sono anche insegnante di ruolo di lingua inglese presso una scuola media della mia zona – roba seria, insomma – ma a chi mi chiede che lavoro faccio dico e dirò sempre: la traduttrice!
Caterina ha completato il secondo anno di dottorato presso il dipartimento di Italianistica dell’Università di Warwick (U.K.), dove insegna anche moduli di lingua, cultura e traduzione. Dopo la laurea di primo livello in Lingue e Letterature Straniere presso l’ Università di Roma Tre, ha ottenuto un Master (laurea specialistica) in Translation, Writing and Cultural Difference al Centre for Translation and Comparative Cultural Studies dell’Università di Warwick. La sua tesi di dottorato, dal titlolo “Translating for Children under the Italian Fascist Regime”, si occupa del rapporto tra traduzione e ideologia, nel contesto specifico della letteratura per ragazzi tradotta durante il regime fascista. Caterina ha collaborato per diversi anni con le case editrici Mondadori e Giunti in qualità di lettrice. Ha inoltre partecipato a scuole di traduzione con indirizzo teorico (Nida School of Translation Studies; Translation Research Summer School) e pratico (BCLT Summer School). Sogna un futuro da accademica e traduttrice.
è nata a Milano, dove ha fatto studi universitari di comunicazione aziendale e si è presto impiegata nell’industria della gomma e della plastica – che ringrazia di cuore per averle dato pane e companatico per quindici anni, mentre traduceva dall’inglese nel tempo libero qualunque cosa le capitasse a tiro. Poi ha trovato il coraggio di iscriversi a un corso di traduzione letteraria, Tradurre la Letteratura a Misano Adriatico, dove alcuni traduttori avventati l’hanno convinta che possedeva un qualche talento; infine è riuscita a persuadere alcuni editori italiani a farla tradurre per denaro e, come ha già scritto altrove, spera di non doverimparare altri mestieri. Vive sul litorale pontino con un fisico delle particelle, una bambina ancora piccola, diversi gatti nati liberi e un porcospino molto discreto. Parla inglese con audacia, tedesco timidamente, francese per scherzo; fra i suoi autori scritti, Hugo Hamilton, Justin Cartwright, Moris Farhi, Eudora Welty, James Purdy, Isaac Asimov, e fra quelli disegnati, Daniel Clowes, Matt Kindt, Nate Powell.
È nato a Piacenza nel 1957. Dal 1998 vive e lavora a Milano. In passato ha lavorato a lungo nel settore bancario e finanziario. È traduttore e consulente editoriale per varie importanti case editrici. Ha tradotto thriller e noir, da Maxime Chattam a André Héléna, memoir sull’India, fumetti come Il piccolo Christian, testi legati al mondo di Corto Maltese. Insieme a Luca Conti, ha lavorato all’edizione italiana di un noto dizionario del giallo francese, che forse prima o poi vedrà la luce. Appassionato lettore di gialli, noir e spy-story fin dalla classica “tenera età”, è autore di numerosi racconti, pubblicati in antologie per Sonzogno e Mondadori e in periodici vari (Segretissimo, Giallo Mondadori, M Rivista del mistero, Noir) e premiati in diversi concorsi (Mystfest Gran Giallo, Orme Gialle, Tiro Rapido). Si occupa di parole, scritte e lavorate con l’umiltà e l’orgoglio dell’artigiano di una volta.



























